Quando il calcio incontra la politica internazionale: la storia sorprendente dell’Associazione Calcistica del Turkistan Orientale (con Amanalla Kashgari)

A cura di Andrea Giuseppe Tommasi (intervistatore) e Amanalla Kashgari (direttore operativo dell’Associazione (ETFA, East Turkistan Football Association).

Molti di voi sono interessati al calcio in Asia Centrale e abbiamo deciso di contattare una persona direttamente coinvolta nel suo sviluppo. Di più: non abbiamo semplicemente parlato, come in passato, con un calciatore o un giornalista: abbiamo discusso con un membro dirigente di una Federazione. E tale Federazione calcistica è ancora più interessante perché non è riconosciuta dalla FIFA e la Nazione a cui si riferisce non è indipendente né ha alcun tipo di autonomia sebbene etnicamente, linguisticamente e culturalmente sia diversa dal paese che la governa. Stiamo parlando dell’Associazione Calcistica del Turkistan Orientale (East Turkistan Football Association, ETFA). Tale Federazione ha appena aderito alla CONIFA, la Confederazione delle Associazioni calcistiche indipendenti: un’organizzazione alternativa alla FIFA che riunisce persone e movimenti calcistici delle Nazioni che non sono (ancora) riconosciute dalla comunità internazionale.

Siamo appassionati di calcio, ma siamo anche membri di una società globale. Volevamo parlare di calcio, ma non abbiamo fatto solo quello. Non potevamo. Amanalla Kashgari, direttore operativo dell’ETFA, ci ha fornito una panoramica completa del calcio nel Turkistan Orientale e all’estero e della situazione politica nel suo Paese.

Siamo anche andati a vedere la seconda partita di calcio ufficiale della selezione, che si è tenuta a Cergy (Francia) il 14 dicembre e si è conclusa con una sconfitta per 5-0 contro il Tamil Eelam, la squadra rappresentante le province Tamil dello Sri Lanka.

Una breve introduzione all’argomento per coloro che non lo conoscono. Il Turkistan Orientale è una regione dell’Asia centrale ufficialmente parte della Cina che lo chiama Xinjiang, che letteralmente significa “nuova frontiera”. La regione fino a pochi decenni fa non era abitata da cinesi “han” (l’etnia numericamente e politicamente dominante nell’Est) ma dagli Uiguri e da altri popoli turco-mongoli di lingua turca e di fede musulmana. Negli ultimi anni il regime politico cinese ha cercato di integrare la regione con le province orientali sia a livello logistico che culturale. Ciò sta causando una massiccia migrazione di cinesi Han nella provincia mentre i locali stanno subendo incredibili sofferenze per l’annientamento culturale e l’eliminazione fisica che il governo cinese sta eseguendo, secondo numerosi report che vi invitiamo a consultare. Nel corso di alcuni decenni, prima della restrizione cinese degli ultimi anni alle politiche sull’emigrazione, gli Uiguri sono fuggiti dalla loro patria e ora formano comunità organizzate in molti paesi europei, turchi, centroasiatici e nordamericani.

Buongiorno, Amanalla. Grazie mille per aver accettato l’intervista. Potresti presentarti un po’ descrivendo anche il tuo ruolo nell’associazione calcistica e come sei coinvolto?

Buongiorno! Sono il Direttore Operativo (Acting Head of Operations) dell’Associazione Calcistica del Turkistan Orientale (ETFA). Il mio ruolo è quello di assicurarsi che tutto funzioni senza intoppi prima e dopo le partite. Ciò include anche il contatto con i media, l’organizzazione di partite amichevoli e le relazioni tra CONIFA ed ETFA. Sono anche uno dei fondatori dell’Associazione.

Come sai sono un uiguro, ma sono anche cresciuto negli Stati Uniti perché la mia famiglia si è trasferita lì quando avevo 14 anni. Sono un cittadino statunitense, sposato e padre di due bambini. Per noi, il calcio crea una piattaforma che ci consente di portare avanti le nostre rivendicazioni politiche e di espandere le relazioni internazionali per mostrare le capacità e le aspirazioni dei turkistani orientali in tutto il mondo. Con questo obiettivo in mente, alcuni anni fa abbiamo deciso di istituire la nostra federazione calcistica.

L’idea è nata nel 2014, quando abbiamo avviato un’ampia collaborazione con membri della diaspora uigura in nove paesi: Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Belgio, Germania, Francia e Australia. Ci sono molte altre comunità turkistane in Asia centrale, ma a causa delle ragioni geopolitiche che spiegherò è molto difficile collaborare con loro. La prima squadra si chiamava Uyghur United e disputava le proprie partite in Virginia, negli Stati Uniti.

Questa Federazione è nata ufficialmente alcuni mesi fa e fino ad ora abbiamo giocato solo due partite: contro Western Papua (una regione amministrata dall’Indonesia) e contro il Tamil Eelam. Il nostro obiettivo è quello di partecipare ai Mondiali CONIFA del prossimo anno (di questo, ndr), una competizione pensata per squadre non riconosciute dalla FIFA.

Quindi abbiamo la possibilità di vedere la tua squadra ai Mondiali CONIFA del prossimo anno (di questo, ndr)! Come funzionano i turni di qualificazione?

Sai, a causa delle difficili circostanze in cui molte selezioni devono giocare, non ci sono gruppi di qualificazione o playoff standardizzati per il torneo per i paesi asiatici. Esiste un sistema di punti che guadagni giocando e ottenendo buoni risultati in qualsiasi tipo di partita cui partecipa la squadra. Ovviamente ottieni più punti se giochi e vinci, diciamo, contro altri membri CONIFA o persino con squadre nazionali riconosciute. Ne ottieni di meno se giochi contro squadre locali ma quelle partite contano comunque. L’obiettivo è quello di riunire le migliori e le più attive Associazioni di calcio Indipendenti del mondo.

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Come è organizzata la Federazione nel tuo Paese e all’estero?

Come sapete, il mio Paese è occupato dalla Cina, che non offre alla nostra gente quasi nessuna possibilità di partecipare a tornei professionistici, anche se in media siamo più bravi della media cinese. All’estero abbiamo un’organizzazione capillare in cui ogni città del Nord America ed Europa con una considerevole comunità uigura ha una squadra di calcio. Queste squadre sono iscritte ai tornei locali e una volta all’anno si riuniscono tutte per giocare un torneo uiguro continentale. Ad esempio, l’ultimo torneo nordamericano si è tenuto a San Francisco e hanno partecipato 7-8 città. Organizziamo persino una Coppa del Mondo uigura una volta ogni qualche anno! L’ultima si è tenuta in Germania. I giocatori si conoscono e si fanno amicizia e i migliori vengono scelti per la squadra nazionale che hai visto giocare.

Potresti approfondire in che modo il governo cinese rende difficile lo svolgimento delle attività calcistiche nel tuo Paese?

Sì. Innanzitutto devi sapere che la repressione non ha luogo solo nel nostro paese, ma anche in parte all’estero. Riprenderò questo punto più avanti. Essa prende varie forme che ora ti spiegherò.

Ufficialmente il governo cinese sta spendendo molti soldi per creare accademie di calcio in tutto il paese. In realtà per la nostra gente competere a qualsiasi livello nel nostro paese e in Cina è quasi impossibile. Il calcio per i bambini cinesi nelle scuole e nelle accademie di club è finanziato dallo stato e da fondi privati; per noi non è consentito prendere parte a tornei a livello di club. Ci discriminano e non assegnano risorse per sviluppare lo sport nella nostra comunità. È un peccato, perché in media siamo molto talentuosi e quando i nostri giocatori incontrano squadre o accademie cinesi li battono sempre. La squadra della scuola principale di Urumqi, la nostra capitale, ha battuto le accademie dei più grandi club cinesi e ricorda che essa non rappresenta un club né ha grandi strutture per la formazione. Sono solo studenti! Gli Uiguri adorano il calcio e hanno un grande talento, ma mancano delle occasioni per esprimersi o giocare per grandi squadre.

Un ragazzo che ho incontrato alla partita, fuggito dal Turkistan Orientale 11 anni fa quando aveva 14 anni, mi ha confidato anche lui che a scuola lui e i compagni di classe battevano regolarmente squadre cinesi…

Come ho detto, abbiamo molto talento. Forse conosci Ilzat Akhmetov, che gioca per la squadra nazionale russa. Lui è uiguro! È cresciuto in Kirghizistan, il nostro vicino, dove molti Uiguri vivono soprattutto dopo che la repressione è aumentata negli ultimi 2-3 anni ed il numero di rifugiati è salito. Ilzat è stato scelto dal CSKA di Mosca e ha ottenuto la nazionalità russa e, all’età di 22 anni, è uno dei maggiori prospetti della sua Nazionale. Sono venuto a sapere che da bambino non era nemmeno il più talentuoso della sua comunità! Immagina quanti grandi giocatori potrebbero farsi strada nel calcio di alto livello se fosse data loro la possibilità.

Secondo te quanto forte potrebbe essere una ipotetica Nazionale riconosciuta del Turkistan Orientale se i problemi che mi hai descritto fossero risolti e i giovani calciatori avessero più possibilità?

Potremmo essere al livello dell’Uzbekistan, una delle migliori asiatiche dopo le meravigliose 4 (Iran, Corea del Sud, Giappone e Australia) e più forti della stessa Cina. Negli anni ’90, quando la repressione non era così feroce, avevamo squadre che sconfiggevano regolarmente quelle uzbeke e kirghise. Questo è lo scenario.

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Il governo cinese cerca di influenzare l’attività della tua federazione calcistica? Interferisce con l’organizzazione?

Certo. Ormai ti sarà chiaro che i giocatori attualmente schierati nella nostra Nazionale vivono tutti in esilio. In molti casi hanno rinunciato alla nazionalità cinese e ottenuto quella del Paese che li ospita, come la norvegese o la canadese, e persino non essendo cittadini cinesi ricevono comunque chiamate intimidatorie  da parte di funzionari cinesi che li minacciano di prendersela con i loro parenti rimasti in Turkistan se giocano. Tali episodi si verificano in continuazione in tutto il mondo e sono una delle tante cose terribili che il governo sta facendo alla nostra gente.

Quindi convocare giocatori sta diventando assai difficile perché comprensibilmente molti buoni calciatori temono per le loro famiglie e si rifiutano di giocare.

Queste telefonate fanno abbastanza paura…

Non sono telefonate registrate. Sono funzionari cinesi in carne ed ossa e spesso anche i membri stessi delle famiglie dei giocatori sono costretti a contattare i nostri connazionali per convincerli a non giocare o addirittura, e non ti sto prendendo in giro, di inviare foto dei loro documenti personali e di condividere informazioni private come indirizzo, professione, etc. Per molti di noi la vita può essere un incubo. Tali informazioni sono state pubblicate anche da un’ agenzia norvegese online, i documenti top secret cinesi sono stati hackerati e tutto può essere trovato su Internet.

Sei un cittadino americano. Hai rinunciato al passaporto cinese?

Per forza! Nessun Uiguro lo vuole. Sai che come individui abbiamo il diritto di riconoscere per conto nostro la sovranità di un governo su un territorio? Ciò ovviamente non implica che possiamo sfuggire alle sue leggi, ma significa che è uno dei diritti umani fondamentali rifiutare la nazionalità di un Paese e considerare la sua sovranità sul Turkistan Orientale una forma di occupazione. Per me, la Cina è ciò che è prima della Grande Muraglia. Il Turkistan Orientale e il Tibet per me non sono territori cinesi e rifiuto tale nazionalità. Tutti gli uiguri la pensano allo stesso modo, ma ora è diventato molto più complicato rinunciare alla nazionalità.

Perché?

Quando io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in Virginia, è stato sufficiente compilare un modulo. Ora devi tornare lì per completare la domanda. Ovviamente nessuno vuole tornare indietro perché una persona che ha ottenuto asilo politico o un uiguro qualsiasi non sarebbero esattamente i benvenuti dalle autorità.

Cosa accadrebbe?

Si tratta di una trappola. Ti imprigionerebbero e allora Dio sa cosa sarà di te. Mio zio cinque anni fa mi ha fatto visita negli Stati Uniti per partecipare al mio matrimonio. Al suo ritorno, per il solo fatto di essere venuto a farmi visita, fu condannato a 15 anni di prigione. Quindici! Non era un attivista politico o un membro di qualche istituzione: solo un uomo d’affari. Ecco perché non sono mai tornato a casa da 20 anni che mi sono trasferito. Mai! Viaggio spesso però in Asia centrale e in Turchia, dove non rischio nulla e dove mi sento un po’ come a casa.

Il tuo popolo è turco ed è etnicamente molto vicino agli altri popoli dell’Asia centrale…

Sì, quindi la nostra lingua e cultura è molto simile a quella kirghisa e uzbeka per esempio. In Kirghizistan mi sono sentito davvero a casa. Stessa gente, stessa lingua, stesso paesaggio, stesso clima. Mi piace! Amo anche la Turchia. Ci sono grandi comunità uigure lì, anche le nostre lingue sono strettamente correlate e siamo, in un certo senso, i loro antenati sin dai tempi in cui emigrarono in Anatolia dalle nostre regioni.

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Torniamo a ciò che sta accadendo nel tuo Paese.

Il mondo deve sapere. Il mondo deve sapere che nel mio paese il governo cinese sta compiendo un genocidio etnico. Hanno costruito un’enorme rete di campi di concentramento in un modo simile a quello che c’è stato in Europa durante gli anni del nazismo o in molti altri posti nel corso dello scorso secolo. Non devi essere un attivista politico o, come ci definiscono, un “terrorista” per finire lì. Come ho detto, è sufficiente viaggiare all’estero o semplicemente essere uiguro. Il governo cinese sta cercando anche di sradicare la religione; siamo musulmani, come sai, e questo peggiora solo le cose.

Raccontaci di più dei campi di concentramento.

Ne esistono di tre tipi. Il primo è chiamato “campo di rieducazione”, il meno spaventoso e quello che la Cina ama mostrare al mondo ogni volta che la comunità internazionale se ne occupa. Le persone sono trattenute lì per un periodo indefinito di tempo per compiere un vero e proprio “lavaggio del cervello” e per assimilarle all’ideologia del regime.

Il secondo tipo di campo, dove penso che sia mio zio ora, è una dura prigione. Tieni presente che le persone che vengono incarcerate lì quasi mai hanno processi a loro carico e sono lì solo per la loro etnia e religione. Le condizioni sono terribili e spesso le persone che vengono rilasciate non sopravvivono una settimana. Sono talvolta torturati e riempiti di droghe o farmaci e subiscono incredibili sofferenze.

Il terzo tipo comprende i campi di raccolta di organi. I dissidenti politici vengono messi lì. A volte terribili esperimenti vengono eseguiti proprio come nei peggiori scenari nazisti della Seconda Guerra Mondiale. Le persone possono venire uccise a comando e gli organi vengono estratti per essere venduti nel mercato nero.

Sai che l’esportazione cinese di organi trapiantabili è aumentata notevolmente negli ultimi anni? Quelli sono organi uiguri. E, poiché provengono da corpi musulmani, vengono venduti come “halal” nei mercati dei paesi musulmani. La Cina è l’unico paese al mondo in cui è possibile ottenere un organo in un giorno. Se hai bisogno di un trapianto negli Stati Uniti, diciamo, c’è una lunga lista d’attesa perché, sai, le persone che hanno dato il loro consenso prima devono morire e poi gli organi sono trapiantabili solo per una finestra di 72 ore. In Cina, se sei molto ricco, paghi solo qualche centinaio di migliaia di yuan e il giorno dopo un organo magicamente ti potrà essere trapiantato. Dopo la seconda guerra mondiale le istituzioni urlarono “mai più!” ma in realtà tale grido è diventato “Ancora!” e ancora, e ancora…

Spaventoso. Qual è la situazione nella tua famiglia?

Fortunatamente i miei parenti prossimi come i miei genitori e i miei fratelli, vivono negli Stati Uniti. Tuttavia, come ho detto, mio zio è detenuto da 5 anni e un altro cugino, un calciatore, è stato condannato per 5 anni. Altri due zii sono morti: uno ha avuto problemi cardiaci ed è stato portato in prigione dove non ha ricevuto alcun trattamento. L’altro è morto due giorni dopo essere stato rilasciato. Ogni singolo uigurio all’estero ha almeno un membro della famiglia che è morto o è in prigione, ma il fatto è che non sappiamo quanti di loro siano morti proprio perché il governo negli ultimi anni ha reso quasi impossibile contattare le persone.

Ciò e il fatto che i membri della mia famiglia quasi sicuramente andranno a finire nei guai se restiamo in contatto, mi hanno portato a interrompere a forza le relazioni con loro. È meglio per loro e meglio per me, e questa è una decisione che molti uiguri hanno preso.  Di fatto li tratto come se fossero morti.

Ti ho contattato per parlare di calcio, ma non abbiamo potuto evitare tale discussione …

L’attività della nostra Federazione è indissolubilmente legata alla politica! Come potrebbe essere altrimenti? Uno degli obiettivi della nostra attività è farci sentire. Tra le enormi difficoltà che abbiamo, c’è un lato positivo: la drammatica storia della mia gente porta i giocatori a dare non solo il 100% ma il 120% della loro energia in campo. La connessione tra i giocatori non è solo lingua o origine ma è fatta di una storia e di un presente condivisi di ingiustizia, difficoltà, tragedia e lotta. Coloro che arrivano in Nazionale sono estremamente orgogliosi di giocare e vogliono proteggere la propria identità e mostrare al mondo le proprie abilità.

Il calcio non è solo un gioco per noi. Ci consente di fare una dichiarazione politica. Quando si dice “La politica e lo sport non si mescolano” si dimentica sempre la seconda parte, cioè che “La politica non dovrebbe condizionare lo sport”. Mi capisci? In un mondo ideale lo sportivo non dovrebbe parlare di politica, non dovrebbe mischiare le due cose, ma nel mondo reale la politica purtroppo si intromette troppe volte nello sport, in questo caso impedendo ai nostri ragazzi di esprimersi, e allora è inevitabile che il nostro calcio parli della nostra politica.

Dopo l’intervista, mi è capitato di incontrare e fare amicizia con alcuni uiguri che partecipavano alla partita di calcio della loro squadra nazionale a Cergy, così come con alcuni dei giocatori stessi. Siamo diventati rapidamente grandi amici e, sebbene tale amicizia fosse basata anche su altri motivi che solamente sull’interesse reciproco per la cultura dell’altro, non ho potuto evitare di chiedere molte delle cose di cui avevo parlato anche con Amanalla. Purtroppo non c’erano contraddizioni tra le storie personali dell’intervistato e quelle dei miei nuovi amici. Ogni uigurio che ho incontrato ha subito grandi difficoltà per fuggire dal paese e mantenere i contatti con la sua famiglia. Tuttavia la situazione attuale per molti ragazzi che ho incontrato ha dei connotati positivi. Alcuni sostenitori hanno viaggiato da Toronto a Parigi (nella cui periferia si trova Cergy) solo per partecipare alla partita. I giocatori hanno raggiunto la Francia da molti Paesi del mondo solo per giocare insieme e per aiutare a mostrare al mondo le loro abilità e le loro storie. Ho avuto la possibilità di intervistare anche il presidente dell’Associazione uigura in Francia, ma questa è un’altra storia che non ha a che fare con il nostro tema, calcio. Un tema che per una volta si è mischiato con la politica internazionale, inevitabilmente. Il calcio non sarà mai solo un gioco.

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